Garo Special: Byakuya no Maju

Voto dell'autore: 3/5
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La prima serie Tv di Garo è stata un notevole successo tanto da essere uno dei rari tokusatsu contemporanei ad essere distribuito in Italia (edizione DVD e passaggio su MTV) in edizione diretta e integrale. Così nove mesi dopo la conclusione (dicembre 2006), in periodo natalizio, nelle televisioni giapponesi viene mandato in onda questo Demon Beast of the Midnight Sun, miniserie in due episodi da 50 minuti l’uno circa. Alla regia, ideazione e supervisione sempre il genio di Keita Amemiya. Questo oggetto particolare non è altro che un regalo per gli spettatori ed è equamente diviso in due parti dotate di continuity narrativa e situabili temporalmente dopo la fine della stagione. La prima parte è il classico omaggio fanservice per i fans, la seconda è più un oggetto per appassionati. La prima fa tutto quello che fanno i classici film da sala relativi alle serie: reinserisce tutti i personaggi visti, villain inclusi, regala un nuovo cavaliere inedito e relativa armatura, svela retroscena sulla madre del protagonista. La seconda è un oggetto più complesso e narrativo, cede meno il fianco ai fans e regala un’opera più “filmica”, coerente e libera da concessioni, quasi un episodio bonus. Una cosa probabilmente non era andata giù a nessuno degli spettatori, ovvero la morte improvvisa ed estremamente brutale dell’ottimo personaggio femminile di Jabi, la sacerdotessa amica d’infanzia di Kouga/Garo.

Così, dopo avere introdotto in scena un nuovo demone particolarmente forte ed efferato, questo viene messo da parte per narrare il viaggio nel Makai di Kouga al fine di recuperare lo spirito e di riflesso il corpo della ragazza. Dopo uno scontro con una pittoresca creatura, Jabi tornerà a far parte dei protagonisti della saga. Nel secondo episodio tocca alla crew riunita, ovvero Jabi, Kouga/Garo, Rei/Zero e Tsubasa/Dan tentare di fermare il demone Legules ed impedirgli di recuperare un potente arco capace di sigillarlo e distruggerlo.

Assoluta coerenza di ambienti, sempre surreali e mimetici all’immaginario del regista, violenza oltre la media, sensualità accennata e un paio di quelle sequenze epiche e folgoranti che hanno fatto la fama di Garo; in una l’eroe cavalca un automobile in fiamme che sta piombando da un grattacielo contro un demone ragno. Nella seconda lo spostarsi dell’asse terrestre di 90 gradi fa si che i protagonisti debbano compiere un duello aereo in caduta libera lungo un bosco in cui i tronchi sono ormai orizzontali e la terra una sorta di parete verticale. Il tutto sempre parzialmente penalizzato da degli effetti speciali poco competitivi che quando tentano la strada del fotorealismo anziché seguire una via pop della messa in scena, peccano in poca credibilità. Ma era un limite anche della serie,  che non andava però a penalizzare quella che a tutti gli effetti è una delle saghe epiche più creative e originali dell’ultimo decennio almeno.

 

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