God’s Puzzle

Voto dell'autore: 2/5
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Tra Crows Zero e Yattaman (non menzionando gli episodi per la serie TV Kêtai sôsakan 7) a Miike viene commissionato un film tratto da un bestseller nazionale. Lo scetticismo del regista è ovvio visto che le sue competenze in materia (fisica e meccanica quantistica) sono pressoché nulle e vista l’estrema verbosità del progetto. Ma sovvertendo alcuni elementi interni alla narrazione decide –come sempre- di accettare la sfida.

Diciamolo subito, di Miike si nota ben poco e il tutto si risolve in due ore abbondanti di insostenibili derive verbali, di promesse di apocalisse evocata e mai realmente mantenuta. La mano del regista si nota nelle ormai ovvie creazioni in post produzione, in alcune inquadrature particolarmente suggestive e in altre trovate narrative (il fatto di mutare il protagonista originario letterario in una coppia di gemelli caratterialmente diametralmente opposti). Ma il resto della regia è fin troppo tiepida e svogliata spesso del tutto anonima, priva di capacità di sunto. Ad aggravare il tutto si aggiunge il fattore della media incapacità recitativa del protagonista, interpretato da Ichihara Hayato (che –come accennato- riveste ben due ruoli) fortunatamente aiutato da una brava e in ruolo Tanimura Mitsuki (Orochi).

Un ragazzo prossimo alla laurea decide di fuggire in India chiedendo al suo gemello di sostituirlo nell’attività universitaria. Questo si trova ad affrontare la relativa pericolosa incombenza colma di responsabilità. La sua vita muta totalmente quando una sua collega genio decide di riprodurre artificialmente la creazione di un universo.

A tratti emergono libere e a caso esalazioni di altri sui film, dalle risse scolastiche di Crows Zero a qualche accenno di yakuza eiga. Come sempre accade nel cinema di Miike l’inizio è la parte migliore, vorticosa e geniale mentre il finale più vivace non si distanzia da tanti thriller più o meno catastrofici locali. La sceneggiatura è di un discontinuo fedele del regista, Masaru Nakamaru (Dead  or Alive 2, Big Bang Love, Juvenile A).
Un Miike decisamente minore, a tratti coinvolgente, mediamente tiepido e anonimo.

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