Possessed

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PossessedQuando la giovane So-jin sparisce dalla casa materna, la sorella maggiore Hee-jin fa ritorno su richiesta della madre, una maniaca religiosa che non vuole avere contatti con la polizia. La ragazza non condivide tuttavia le idee della madre e provvede ad avvisare l’ispettore Tae-hwan, che bolla immediatamente il caso come una semplice fuga della bimba, dettata dal desiderio di ottenere maggiori attenzioni. Nonostante le reticenze iniziali, l’interesse dell’ispettore aumenta rapidamente nel momento in cui strani suicidi iniziano a scuotere il vicinato e le voci di una probabile possessione di So-jin da parte di un’entità maligna giungono al suo orecchio…

Possessed è il lavoro di esordio del regista coreano Yong-Joo Lee ed ha la curiosa caratteristica di vantare un numero notevole di titoli diversi, a causa di vari cambiamenti in fase di pre-produzione: infatti il film è indicato a volte anche come Disbelief Hell, Living Death o Faith. Nonostante questa peculiarità, che potrebbe suggerire una certa confusione sulla direzione da prendere, nel film di Lee ci sono davvero poche indecisioni: la mano del regista dirige l’opera sapientemente dall’inizio alla fine lungo i binari di una sceneggiatura semplice, ma al tempo stesso complessa, soprattutto nella parte finale. In particolar modo è interessante la scelta di concentrarsi sul tema della religione, che spesso è toccato solo di striscio nell’horror asiatico, limitandosi al massimo a qualche superstizione popolare e trascurando le fedi religiose di maggior rilievo. In Possessed invece la fede cristiana viene tirata in ballo con tutto quel che ne consegue e la scelta del tema non è puramente funzionale all’introduzione degli aspetti terrificanti indotti dalla possessione del titolo, ma ha un forte peso nell’economia complessiva del film. Ancora una volta quindi la Corea dimostra di non vedere assolutamente nell’horror un genere minore, bensì un mezzo per trattare aspetti spinosi e delicati della realtà umana.
Al di là dell’eleganza nella trattazione dei temi trattati, ci sono diversi altri motivi per vedere Possessed. Prima di tutto, come è lecito attendersi da questo tipo di produzioni, il comparto tecnico è di tutto rispetto: le inquadrature e le luci sono gestite con perizia ed il montaggio presenta alcune scelte davvero interessanti; le musiche sono sostanzialmente assenti, ma i rumori sono inseriti al momento giusto, senza mai risultare “scorretti” e giocando un ruolo fondamentale nell’indurre tensione nello spettatore. Anche gli attori interpretano molto bene la loro parte, dando vita a personaggi semplici, ma che al tempo stesso è facile apprezzare o disprezzare con una certa dose di coinvolgimento.
Quali sono dunque gli aspetti controversi del film? Innanzitutto la durata complessiva ed il ritmo della storia: Possessed privilegia la creazione di un’atmosfera disturbante e malinconica ai salti dalla sedia, prendendosi i suoi tempi per fare ciò; ma in un film dalla durata consistente questa scelta può essere difficile da digerire per gli spettatori meno avvezzi. L’altro punto che può dividere molto il giudizio degli spettatori è il finale: come già detto, Possessed non è un film semplice né banale ed il suo culmine è negli ultimi 10 minuti, che impongono di calarsi nei panni dei personaggi e di ricordare alcuni momenti precedenti, lasciandosi andare ad interpretazioni in assenza di una spiegazione cristallina.
In conclusione Possessed è uno dei più eleganti e curati horror coreani degli ultimi tempi ed è fortemente consigliato a tutti gli appassionati del genere, soprattutto a coloro che vogliono vedere qualcosa di originale. Gli spettatori più insofferenti ai ritmi di questo tipo di cinema o che sono in cerca di horror più scanzonati e dai ritmi serrati non lo apprezzeranno, ma è molto difficile realizzare un film che non scenda a compromessi e che sia al tempo stesso capace di accontentare tutti.

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