School Mistery

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School MisteryTalvolta fa comodo (e magari piacere) provare un horror giapponese che esuli dai film rapportabili nel bene o nel male al filone new horror post Ring, soprattutto se, come in questo caso il film possiede, soprattutto a livello contenutistico, dei particolari interessi. Nulla di trascendentale, va detto subito, ma non ci stancheremo mai di ripetere che i film brutti vanno visti con tanta foga e fame di ricerca quanto i classici affermati e consolidati perchè è grazie a questi che si riesce ad approfondire e a studiare un insieme nelle varie e più profonde sfaccettature. School Mystery mette in scena un personaggio appartenente all’universo dell’horror noto in Giappone tanto quanto la famosa Sadako nazionale, ossia Hanako, lo spettro della ragazzina che vive nei bagni delle scuole. Tratto da una serie di leggende metropolitane poi fissate su un libro di estremo successo nel 1993, il film è già stato portato sullo schermo nel 1995 nel film Phantom of the Toilet (Toire no Hanako-san) di Joji Matsuoka, e viene riadattato questa volta e aggiornato nell’era del new horror da Tsutumi Yukihiko, un regista discontinuo e talvolta talentuoso che ha fatto spesso di meglio.

Il primo giorno di scuola si fanno le classi e tre vecchi amici finiscono nella stessa. Una di queste, Satomi ha un trauma legato alla scuola; undici anni prima sua sorella era scomparsa proprio lì e non era stata mai più ritrovata. Satomi sviene nei bagni dove di lì a poco avvengono strane apparizioni mentre nel retro della scuola riaffiora una vecchia e inquietante bambola.

Molti gli elementi comuni tra questo film e Ring (a partire dallo stesso sceneggiatore, Hiroshi Takahashi). Innanzi tutto le apparizioni fantasmatiche e alcuni metodi di gestire l’effetto paura. Inoltre, ormai marca semantica, notiamo come i poteri psichici siano all’interno del cinema giapponese una quasi norma comune a numerosi personaggi (mentre noi in occidente ridevamo dei poteri di un personaggio di Ring, definendoli uno snodo di sceneggiatura forzato), quasi come il potere del volo in numerosi wuxia di Hong Kong degli anni ’80.
Il film è alla fine poco attraente e coinvolgente, più che terrore puro suscita una certa suggestione grazie ad una messa in scena talvolta efficace. Manca in toto il sangue (elemento in comune con il new horror) e i salti sulla sedia sono praticamente assenti. Vi è però (ancora, come in altri horror in componenti più o meno ampie) una sorta di tendenza investigativa dei personaggi che cercano di indagare e di venire a capo del mistero. Protagonista assoluta del film Ai Maeda, già attrice nel film del ’95 (ma lì interpretava un maschio) e nota per il suo ruolo della figlia del professore interpretato da Takeshi Kitano in Battle Royale II.
Altro elemento in comune con molti film del new horror giapponese è un bel pezzo di musica pop che scorre lungo i titoli di coda, sorta di catarsi uditiva tardiva.
Un film da far vedere a quelli che reputano i film horror giapponesi come cloni di Ring tout court, utile per cogliere le sfumature di un genere e per capire perchè sono così agghiaccianti le sequenze ambientate nei bagni nel videogioco horror Silent Hill e perchè anche nella saga di Harry Potter, il fantasma di una ragazzina, Mirtilla Malcontenta,  si nasconda e viva nei bagni della scuola.

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