The Assassin

Voto dell'autore: 4/5
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AssassinThe Assassin è un wuxia anomalo tutto da (ri)scoprire soprattutto in Europa, visto che negli USA possiede una certa risonanza tra gli appassionati (prova ne è la sua presenza in praticamente tutti i volumi critici “prosumer” usciti negli anni). Si tratta, come suggerivamo, di un wuxia anomalo, soprattutto nella componente umorale; ci troviamo infatti di fronte ad un film molto cupo e crepuscolare, decisamente –in questo senso- in anticipo sui tempi e avanti di un paio d’anni rispetto a prodotti del calibro di The Blade, Ashes of Time e via discorrendo, senza ovviamente eguagliarli in rigore e qualità intrinseche. Parlare, come hanno fatto in Usa, di un Nikita al maschile in costume è a dir poco riduttivo e svilente del film stesso. Il film sprofonda in una dinastia Ming mascherata da medioevo barbaro e sanguinario, oscura, percorsa da guerrieri violenti, sferzata di scontri in cui la fortuna di perire conservando l’integrità del proprio corpo è un puro miraggio. Marchiato dall’etichetta del CATIII infatti questo è uno dei wuxia più grandguignoleschi e estremi della storia; occhi cuciti in dettagli espliciti, corpi tagliati in due, decapitazioni, smembramenti, cuori estratti a mano dai toraci e fiumi di sangue, misti ad una moralità precaria e ad un arrivismo bellico disperato senza spiragli. La regia di Billy Chung è efficace e energica e, anche se non esente da difetti, rivela un evidente talento tant’è che il regista in futuro diventerà uno dei protetti di Wong Jing (sua la regia di My Schoolmate the Barbarian). Le coreografie marziali sono in mano ad un duo di grandi artigiani talentuosi, Stephen Tung Wei e Benz Kong To Hoi (insieme hanno coreografato delizie del calibro di Return Engagement, Fox Hunter, As Tears go By) mentre la sceneggiatura reca la firma di un altro bel nome, quello di Roy Szeto Wai Cheunk (Beyond Hypothermia, Wicked City).

Un uomo, Tong Po Ka (Zhang Feng Yi, attore in Addio Mia Concubina) sta compiendo la propria fuga d’amore con Yiu (Rosamund Kwan) ma viene catturato e condotto in prigione dove gli vengono cuciti gli occhi (in una sequenza gore ai limiti della sopportabilità). Successivamente, con altri galeotti viene condotto in un’arena e costretto a battersi contro gli altri; l’unico sopravvissuto, dimostrando il proprio alto valore, diventerà un killer al servizio dello spietato eunuco imperiale Mi e tale onore toccherà a lui. Inizierà così a compiere carneficine in coppia con un compagno colmo di onore, Wong Kau (Max Mok), perdendo sempre di più ogni freno inibitore e umanità. A salvarlo dalla deriva sarà l’incontro casuale con la sua donna di un tempo, semplice anticipo e pretesto per la tragedia finale.

La pecca più grande del film è proprio l’attore protagonista Zhang Feng Yi, dotato di una sola espressione che non funziona praticamente mai, mentre se la cavano sia la Kwan che –ennesima conferma- un giovane Max Mok con già una discreta carriera alle spalle. The Assassin si rivela così un wuxia parallelo ma al contempo fondamentale per sondare visioni del genere non monodirezionali ma personali e anomale.

 

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