The Hanging Balloons

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L’opera grafica del mangaka Junji Ito nei decenni è stata più volte trasposta in film, v-cinema, serie animate. Certo, si tratta di uno degli autori più complessi da tradurre su schermo a fronte di un senso del visionario e di un immaginario complesso e visivamente articolato. Invece va preso atto che non sono pochi i prodotti adattati dalle sue opere dotati di una certa rilevanza qualitativa: per citarne alcuni, il film di Uzumaki, il video di Long Dream, i primi di Tomie e il film d’animazione di Gyo.

Non è però il caso di questo The Hanging Balloons (a volte presentato come Ito Junji Kyofu Collection), una raccolta di episodi, realizzati nel 2000 per la TV giapponese e ispirati a tre storie brevi del maestro. Non solo un film tratto dal noto racconto, quindi, ma una raccolta di tre, di cui l’ultimo è quella che regala il titolo all’opera.

Il primo, La Teoria del Diavolo e il secondo, I Lunghi Capelli in Soffitta, sono stati pubblicati in Italia nel volume Labirinto e Altre Storie, mentre il terzo, Palloncini Appesi dentro Brivido e Altre Storie (tutti editi da J-Pop).

Il primo è un racconto minore e la sua trasposizione è ancora più anonima andandosi ad incanalare in tanto cinema locale a tema suicida. Meglio con il secondo, scelto probabilmente in pieno boom del J-horror per la componente dei capelli assassini in voga in quel periodo.

Sicuramente migliore il terzo, tratto da uno dei racconti maggiori di Ito, e da uno dei più visionari, trasposto in maniera libera e personale in forma persino autocitazionista (nel video è presente anche lo stesso manga di origine).

In quest’ultimo delle enormi teste gonfiabili alla cui appendice sono appesi dei cappi vanno alla ricerca del loro corrispettivo umano per impiccarlo e trascinarlo in cielo con sé. Anche se con alcuni effetti curiosi e funzionali, estremamente pop, la resa generale è bassa e in media con quella dei prodotti per la tv del periodo, e le copie ad oggi reperibili sono di qualità bassissima, tale da pregiudicarne la visione.

Ritroveremo il regista sei anni dopo con il folle Arch Angels, mentre in zona produzione c’è la Daiei, che già aveva messo mano al primo film di Tomie.

The Hanging Balloons resta quindi un prodotto per curiosi o completisti. Agli altri si consiglia vivamente di recuperare le opere cartacee o indirizzarsi verso altri prodotti più riusciti, come i già citati precedentemente.

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