The Show Must Go On

Voto dell'autore: 4/5
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The Show Must Go OnC’è una scena in The Show Must Go On che con la sua tenerezza dolce e fragile descrive meglio di tante parole il film di Han Jae-rim (Rules of Dating, Doomsday Book). A Hee-soo consegnano alcuni oggetti del padre In-goo appena ricoverato in ospedale. Tra le altre cose, Hee-soo trova il portafogli di In-goo. La ragazza piange mentre sfoglia alcune foto della sua famiglia, nonostante l’odio che sembrava provare per il padre fino a quel momento. Ad un certo punto, dal portafogli spuntano alcune ricevute di puntate al Lotto. Fra le lacrime Hee-soo abbozza un sorriso, e una dissolvenza in nero chiude la scena. Perché Hee-soo trova divertenti quegli scontrini? Perché per Han Jae-rim questa scena è necessaria? The Show Must Go On è praticamente tutto costruito in questo modo. Altro fulgido esempio è il rapporto tra In-goo e Hyun-soo, accennato con un pranzo in cui i due gigioneggiano con un carisma irresistibile. Una gag praticamente abbozzata, ma in grado di restituire i due amici/nemici nella loro totalità. E che dire dello sciopero dei lavoratori sui quali In-goo scatena i suoi sgherri? La partitura musicale spettacolare di Yoko Kanno dona alla rissa che esplode un’aura di nonsense che trasforma il tutto in scazzottata farsesca. Han Jae-rim tiene egregiamente sotto controllo ogni registro. Magari gli manca il guizzo dell’autore più smaliziato, ma certo non gli mancano talento e una buona dose di classe.
La vita privata del gangster In-goo, interpretato da un gigantensco Song Kang-ho, si inserisce nella quotidianità del suo lavoro, che a sua volta è un ostacolo per la vita privata. Incapace, o forse impotente di fronte a tanti eventi più grandi di lui, In-goo è inconcludente sia come malavitoso che come marito e padre. Questo interessante cortocircuito è raccontato da Han Jae-rim con un mix di generi che non è mai facile incastrare con stile. Il gangster-movie è olimpicamente grossolano, compresso e a tratti schivato. Scontri ed inseguimenti spuntano all’improvviso, ma il taglio è sempre in bilico tra il serio e il faceto. Solo quando vediamo sgorgare il sangue ci rendiamo conto che l’inevitabile è già successo.
Maggiore spazio è invece riservato al melodramma che qui e là si traveste da commedia amara. Una battaglia piena di onore e umanità, parafrasando Fukasaku Kinji. Non c’è un vero e proprio equilibrio dai generi. La sensazione è che gli eventi vengano srotolati e lasciati andare su rette che per un tratto sono parallele e per un altro si intersecano. Si incrinano i legami fra le mura domestiche, si incrina il sogno di In-goo di vedere la famiglia sistemata in una bella casa, si incrina il rapporto di rispetto reciproco e ammirazione informale tra In-goo e il suo boss. Song Kang-ho dona al suo personaggio uno spessore encomiabile, confermandosi nuovamente come uno dei migliori attori della sua generazione. Buffo e un po’ cialtrone, sonnolento, ma pieno di forza e determinazione trascinanti, In-goo non è la solita, adorabile canaglia dal cuore buono, ma un personaggio fitto di sfumature. Così come non accetta lo sciopero dei lavoratori, In-goo non accetta i voti bassi che la figlia sta collezionando a scuola. In entrambi i casi fallisce nel porre rimedio, e ogni errore che commette lo porta sempre più lontano dalla famiglia. Grande lavoro di Han Jae-rRim che sfrutta la versatilità di Song Kang-ho per ogni presa di coscienza di In-goo, ogni suo passo falso in un percorso sempre più sregolato. Fiore all’occhiello del riuscito lavoro fra regista e attore è il finale, sul quale sorvoliamo per conservare intatto il piacere della visione.
The Show Must Go On è un lungometraggio che non si può inscatolare facilmente perché non si riconosce in nessuno dei generi che va a toccare. Tuttavia, il suo fascino risiede proprio in questa genuina vitalità con cui esplora e coinvolge. Tutt’altro che un film minore nella carriera di Song Kang-Ho, The Show Must Go On è un’opera personale ed affascinante che è molto di più della somma delle singole parti.

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