Umizaru 2: Test of Trust

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Umizaru 2Sicuramente di questo film, la prima cosa sbagliata è il titolo: Limit of Love. Probabilmente a parere della stragrande maggioranza del pubblico che l’ha potuto vedere alla nona edizione del Far East Film Festival di Udine il titolo avrebbe dovuto essere Limit of Endurance (Limite della Sopportazione). A dire il vero, pensandoci, il secondo titolo con cui è conosciuto internazionalmente, Test of Trust, è quasi più azzeccato, perchè è veramente una prova di fiducia nei confronti dello spettatore; è un film infinito e insostenibile, probabilmente l’apoteosi del patetico e della scontatezza da disaster-movie.

Un traghetto, con un sacco di persone a bordo, in un tranquillo golfo, si incaglia. Cominciano le operazioni di evacuazione, in cui viene impiegata la compagnia di Daisuke (Hideaki Ito) guardia costiera di salvataggio, per il pericolo che il traghetto affondi. Nella nave, però, vi è la fidanzata di Daisuke, Kanna (Ai Kato), che è stata appena scaricata da lui, proprio prima del matrimonio e che lui incita ad evacuare la zona. Dopo scontati ed evidenti momenti di patetismo durante l’incontro tra i due, in mezzo alla folla in fuga, Daisuke si trova a dover aiutare una donna incinta portandola in una zona tranquilla per non farle correre il rischio di essere travolta dalla folla. Sfortunatamente, però, un arrogante passeggero con lo stile da yakuza, nella stiva delle automobili, mette in moto la sua potentissima auto, facendo scoppiare un incendio a causa di liquidi infiammabili fuoriusciti. Nel frattempo tutti vengono evacuati tranne Daisuke, la donna incinta, il migliore amico-collega di Daisuke e l’uomo che ha scatenato l’incendio.
Come ogni colossal che si rispetti, per quasi due ore, questi quattro individui girovagheranno nelle peggiori situazioni (acqua, fuoco, crolli…) all’interno del traghetto che sta affondando, mentre da terra cercano di fare il possibile per recuperarli.

Umizaru 2, è una reale prova di forza per lo spettatore. Probabilmente si riesce ad affrontarlo tutto solo per capire a che livello di alterazione mentale possono essere giunti degli sceneggiatori nel presentare una storia così patetica e così scontata. Il film è l’insieme perfetto di tutti i film americani sui disastri navali (da Titanic a Poseidon) condito da quell’insopportabile elogio alla divisa che anche i Giapponesi, ultimamente, ci stanno presentando nei loro film. Ma non è solo il susseguirsi catastrofico ed eccessivo degli eventi, bensì lo sfondo di sfortunata storia d’amore, che ci viene ricordato ogni cinque minuti, soprattutto da quando Kanna, grazie al suo cellulare (cellulari che prendono anche attraverso decine di pareti di una nave avvolta da fuoco e acqua) riesce a mettersi in contatto con Daisuke, dopo che questo ha rotto il walkie talkie di servizio.
Ridicolo vedere questa ragazza che si precipita dentro il dipartimento della Guardia Costiera, e riesce solo grazie al suo telefonino a dare le ultime direttive al fidanzato, e soprattutto ridicola la pappardella di luoghi comuni (“avremo figli, una bella casa, li porteremo al parco, ci ameremo per sempre…”) che riescono a dirsi in un dieci minuti di orologio, proprio mentre Daisuke, allo stremo delle forze, prova il tutto e per tutto per uscire.
E dovremmo esimerci, quasi per rispetto nei confronti il film, dal citare il senso di colpa da cui vuole redimersi il protagonista, per non essere riuscito a salvare, in un disastro precedente, un uomo che credeva ormai assicurato alla sua stretta.
Un film sconsigliato a chiunque tranne che ai fans definitivi dei disaster movie, meglio se hollywoodiani  visto che il patetismo e la resa finale si muove più o meno su quei lidi. Dico questo nonostante la mia grande stima nei confronti di Hideaki Ito (Onmyoji, Sukiyaki Western: Django) che, in ogni caso, è un bravissimo attore e recita perfettamente la sua parte, forse unico elemento positivo della pellicola.

Umizaru 2: Limit of Love, è un polpettone melodrammatico della peggiore specie. Fatto con un budget incredibile e perfetti effetti speciali, si risolve come una vera sfida per lo spettatore. Troppo americano e troppo scontato, per essere un (buon) film giapponese.

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