Hero of the Beggars

Voto dell'autore: 3/5

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hero of the beggarsChe Michael Hui fosse un genio lo abbiamo ripetuto più volte; uno dei più grandi comici della storia della settima arte, una delle figure fondamentali all’interno dell’industria cinematografica di Hong Kong di fine millennio. Questo film di –chiamiamola così- “zona fine carriera” (“fine” rispetto alla figura che lo rese una pedina fondamentale) si rivela anomalo per più elementi; da una parte potrebbe apparire un film esterno alla propria poetica, visto che l’attore non dirige, non scrive, non produce, ma recita soltanto. Dall’altra è evidentemente un film plasmato sulla sua figura e sulle sue manie; un film proletario, nostalgico e antropologico, in cui interpreta una classica figura di burbero irremovibile e testardo, di perdente ostinato a cui il destino dona magicamente ragione verso la fine, un’osservazione tagliente e “imamuriana” delle specie umane circostanti. A decine sono i noir/action violentissimi di Hong Kong che raccontano di fuggiaschi mainlander che sbarcano nell’ex colonia per commettere reati solitamente annegati nel sangue (Long Arm of the Law ne è il simbolo lapalissiano). Il film infatti parte da questo pretesto narrativo:

una sezione (comandante e cinque subordinati) dell’esercito popolare di liberazione viene smantellata e il gruppo viene truffato e attirato in una grande città in cerca di fortuna. Il gruppo si trova così a dovere mendicare e a sopravvivere nei modi più fantasiosi e truffaldini con un comandante che si impone come riscuotitore e i subordinati invitati a “lavorare” per strada. Tra un passaggio ad Hong Kong e degli scontri con le triadi il tutto si risolve nel corso di una rapina dagli esiti tanto sanguigni quanto esilaranti.

Per ovviare all’assenza di una parte di aura dei fratelli Hui si aggiunge al comico un gruppo di volti giovani più o meno collaudati, da Sandra Ng al solito insipido (qui in salsa gay) Simon Lui, Shing Fui-on nel prevedibile ruolo di triadoso e un regista anonimo ma funzionale anche se non possedente le riflessioni immediate sul mezzo filmico e sulla fisicità dell’attore di cui era capace Michael Hui. Le rare ma divertenti coreografie (indimenticabile uno scontro a colpi di teste di pesce infilate nelle mani a mo' di marionette) sono date in mano ai due capaci Tony Leung Siu-hung e Deon Lam Dik On (anche assistente nella trilogia di Matrix).
Tutto sommato divertente anche se non uno dei migliori film interpretati dal “re della commedia” hongkonghese degli anni ’70 (e metà ’80).