La Congiura della Pietra Nera

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La Congiura della Pietra NeraJohn Woo torna al wuxia dopo l’imponente La Battaglia dei Tre Regni, ma questa volta si fa dare una mano in cabina di regia da Su Chao-pin (Silk). Dato questo di cui è impossibile non tenere conto. Come ci si spiega altrimenti una regia che di John Woo ha ben poco? Se fossimo un po’ più cinici, verrebbe da pensare che il nome di Woo sia servito giusto come specchietto per le allodole, trampolino di lancio per il film. Meglio non pensarci. La Congiura della Pietra Nera, presentato fuori concorso alla 67esima Mostra del Cinema di Venezia, è un solido wuxia che sa intrattenere e divertire. Nell’arco di due ore racconta la storia di Drizzle, assassina al soldo della Pietra Nera, interpretata da una ritrovata Michelle Yeoh. La Pietra Nera è una setta alla ricerca dei resti del corpo di un monaco indiano che si crede abbiano poteri magici. Drizzle durante una missione ruba una parte dei resti, tradendo la Pietra Nera che, chiaramente, si mette furiosamente sulle sue tracce. Misticismo e magia donano fascino e mistero agli eventi, facendosi carico soprattutto di riprendere le redini della vicenda dopo una parte centrale poco riuscita. In fuga dalla Pietra Nera, Drizzle decide di rifarsi una vita. Purtroppo i momenti bucolici in cui trova casa e amore sono anche quelli più fragili. La regia si fa televisiva, il ricercato mix di romanticismo e umorismo inciampa su espedienti che lasciano il tempo che trovano. Vedi, in particolare, la scena in cui Auntie Cai cerca di affibbiare la povera Drizzle a uno degli uomini bruttissimi che l’hanno pagata. Una sferzata su toni comici che sembra buttata più che ragionata. Con un po’ più di mestiere si poteva snellire il film. La caccia a Drizzle e la ricerca dei famigerati resti del monaco indiano sono ben orchestrati, da soli erano più che sufficienti a tenere La Congiura della Pietra Nera in piedi. Gli scontri sono presentati in un modo che sembra porsi a metà via tra La Tigre e il Dragone di Ang Lee e Seven Swords di Tsui Hark. I personaggi alternano movimenti aerei e leggeri garantiti dal wirework ad altri ancorati al suolo, fisici e brutali. I combattimenti sono tanti ma la varietà di armi utilizzate dai protagonisti e le loro tecniche assestano la percentuale di adrenalina su numeri alti. Molto bello, per esempio, lo scontro in casa di Drizzle, dopo un twist nella narrazione forse un pelo prevedibile. Spazi chiusi e stretti danno poco margine di libertà nei movimenti, sia ai personaggi che alle telecamere. Su Chao-pin però costruisce bene l’azione, che va via fluida e ricca di tensione. Inutile dire che l’occhio si concentra soprattutto su Michelle Yeoh. Era dai tempi del già citato La Tigre e il Dragone che la Yeoh non si vedeva così calata nel personaggio. Convince sia il suo lato guerriero che quello più sentimentale. Bravissima nel portare rancore verso la Pietra Nera e nel credere sinceramente nella sua nuova vita, Drizzle è una donna caparbia, forte ma con dei punti deboli che più di una volta la metteranno in serio pericolo. Un personaggio di cui non si può che subire il fascino. Poco carattere hanno invece i cattivi della Pietra Nera, tolto Wheel King che con quella voce terrificante e il forte carisma regala qualche brivido ad ogni entrata in scena. Il duello fra lui e Drizzle in chiusura è assolutamente travolgente.
La Congiura della Pietra Nera non ha lo stesso spessore de La Battaglia dei Tre Regni e magari perde il confronto diretto con Detective Dee e il Mistero della Fiamma Fantasma, ma questo non fa del film di Su Chao-pin un’opera di poco conto. La storia appassiona, l’azione tiene incollati e il finale porta uno spiraglio di luce in un lungometraggio buio, teso e pieno di sorprese. Aspettiamo la prossima vera regia di John Woo, però.

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